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Days Of Future Past – Interludio

Odore di vecchio. Anzi, no, peggio. Odore di mobilificio semiabbandonato, di cose lasciate a se stesse, dimenticate in balia di una sottile muffa pateticamente coperta da troppa cera e lacca.

Il corridoio sembra infinito, quasi si allungasse ulteriormente ad ogni mio passo. Ed è deserto. Ai lati, due file di porte, che paiono anch’esse interminabili nella loro stupida, anonima ed apparentemente studiata ripetitività.

Non un suono, umano o meno, mi viene in soccorso.

Nulla che risponda al sordo e ritmico suono dei miei passi, in sincronia quasi perfetta con il pulsare del sangue nelle mie orecchie.

Questo posto mi consentirà, qualora ne uscissi vivo, di appiccicare una bella polaroid mentale accanto al concetto di “limbo”.

Ognuna delle marroni interruzioni di finto mogano e falso ottone che scandiscono il mio avanzare potrebbe celare dietro la sua apparente solidità qualunque cosa; non sono sicuro di volerne sapere di più.

Dopotutto, non ha detto forse quel poeta che l’unico modo per battere il drago è non sfidarlo, coscienti della assoluta impossibilità dell’impresa?

La luce, dannazione, ci mette del suo.
Non fioca, non violenta, abbagliante.

Neutra.
Immobile.
Morta.

Cosa ci faccio qui?
Di preciso non lo so, non ricordo soprattutto come ci sono arrivato.
Forse lo scoprirò aprendo quell’ultima porta.
La numero 22.

Clack.

(Colonna sonora – Man Next Door by Massive Attack)

Stay Tuned…
Mr.Frost