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Colto sará Lei!

La cultura costa fatica, è un lavoro – perché è una costante ricerca, e un costante invito all’umiltà. E ha un suo posto nella società, fondamentale. Forse è giunto il momento di dire ai tanti che invece sanno sempre tutto, e disprezzano chiunque abbia titolo per dirsi a conoscenza di qualcosa, che non ci sono lavoratori più lavoratori degli altri, che la prassi è nulla senza la teoria, che l’ora ha bisogno di una visione del passato e del futuro, e che insomma tra un amatore e un professionista non sempre dovrebbe avere la meglio il primo.

Concordo in pieno.

Stay Tuned,
Mr.Frost

  • Mi intrometto chiedendo pazienza per un commento di cui non immagino il livello di gradimento che potrebbe ricevere. Mi trovo in disaccordo con lo svolgimento, in quanto non trovo che cultura e professionalità siano correlate; affermati professionisti con un comportamento estremamente professionale ed un profilo altamente qualificato nel proprio ambito lavorativo potrebbero talvolta trovarsi in imbarazzante difficoltà nell’affrontare argomenti che non siano direttamente connessi alla prpria arte e dimostrare altrettanta arroganza nel cercar di dimostrare le proprie competenze anche se inesistenti. Trovo invece nell’intelligenza la capacità di comprendere che vi sono approfondimenti che una persona più preparata per capacità e meriti può meglio affrontare per evitare di incappare, ostinandoci noi, in grossolani errori o nel peggiorare situazioni. Spero di non aver recato malumore alcuno col mio intervento, buona notte!

    • La trovo un’argomentazione molto interessante, e ringrazio per averla voluta condividere.
      Chiaramente la professionalizzazione porta ad una specializzazione, e tanto più elevata è la prima, quanto più “estrema” è la seconda. Ho conosciuto numerosi esempi di professionisti di altissimo livello che una volta tirati fuori dal loro “elemento” (uso questo termine invece di “campo” o “ambito”, perché a mio avviso si trattava di casi di semi-identificazione con la ragione d’essere dei suddetti – altro problema “collaterale”, ma non divaghiamo…) dimostravano imbarazzanti difficoltà a sostenere una qualsivoglia conversazione (sfociando peraltro spesso nell’arroganza – a mio avviso difensiva, ma ugualmente irritante – cui Lei faceva riferimento).

      In questo caso, però, l’autore del pezzo citato contestava una – sinistra, potremmo definirla – tendenza a non “fidarsi” del professionista *in quanto tale*, come se la conoscenza di una qualche disciplina o l’expertise in essa portasse con sé *automaticamente* la capacità ed addirittura la *volontà* di *imbrogliare* chi esperto non è. Basti pensare al nascere di espressioni *evidentemente spregiative* come “professionista della politica*.

      Quello che io e l’autore condividiamo – per lo meno secondo la mia personale lettura del pezzo – è una certa *nostalgia* per un’epoca al momento passata in cui un *esperto* era, almeno fino a prova contraria, qualcuno di cui fidarsi perché più competente di noi *nel proprio campo*.

      Grazie ancora per aver voluto condividere la Sua opinione, lo scambio di idee è sempre migliorativo.

      Buona notte.

      • Ho trovato solo ora il tempo di replicare, devo dire che leggendo il suo punto di vista così ben spiegato non posso che essere d’accordo. I miei complimenti per il blog che seguirò con piacere! Buon mattino e buon proseguimento!

  • Grazie a Lei per l’attenzione, che spero di riuscire a meritare ancora in futuro. Buona giornata.