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Ancora sull’abbondanza

[…] when you have unlimited choices, it does become easy to revert to the same old things you know you’ll love. A few thoughts on this: one, there’s nothing wrong with cultural comfort food. Not being the mood to explore or discover is fine, as long as you don’t find yourself in a total rut. And even if you do, who cares? You’re probably missing some neat things, but it’s not like there’s a pop quiz at the end of each album or TV season that you have to ace in order to keep existing.

Two, you’re never going to get to the end of Netflix or Spotify. And again, that’s fine. There’s no next level you advance to after watching every prestige drama or listening to every album that Pitchfork likes. Not knowing about Vine stars or YouTube sensations is acceptable. What’s not acceptable is romanticizing a world where these people and options don’t exist. There’s no “either/or” in the world of entertainment — because a terrible song exists, it doesn’t cancel out a great song. There is only “and” — and infinite options with something for everyone.

Cortney Harding – Medium via Koolinus

Abbiamo parlato altre volte del rischio di sovraccarico da informazioni: troppe pagine web da visitare, troppi post interessanti da leggere, troppa musica da ascoltare e troppo da vedere.
In realtà, il vero problema sembra più essere l’ansia che tutta quest’abbondanza genera in alcuni.

Il post citato qua sopra ipotizza che non sia poi un male il non vedere la fine del tunnel delle proprie code in Spotify o Netflix. Probabilmente non riusciremo mai a capire se tutto ciò che reputavamo degno del nostro tempo lo fosse veramente, e molti si rifugeranno nell’ascoltare sempre le stesse cose e rivedere i medesimi film o show tv all’infinito: una sorta di chiusura nel proprio guscio che dovrebbe proteggerci dal duplice rischio di sentirci fruitori inadeguati e di scoprire – magari tardi – che abbiamo dedicato il nostro prezioso e scarsissimo tempo libero a delle solenni ciofeche.

Ma nemmeno questo – è la tesi dell’autrice – è del tutto negativo: non solo molte opere degne di essere lette/ascoltate/viste hanno trovato la via del pubblico solo grazie a quest’abbondanza mai registratasi prima, ma ciò ha fatto sì che le vere schifezze, presenti ora come in ogni tempo del passato (da non idealizzare in quanto passato, mai), oggi abbiano più probabilità di passare inosservate, annegate in mezzo a tanto ottimo materiale.

Stay Tuned,
Mr.Frost