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Altrimenti l’avrebbero chiamato Mac Touch

Jared Sinclair, autore di Unread, celebra il funerale dell’iPad, esponendo la tesi secondo la quale, se il tablet di Cupertino vuole evitare l’irrilevanza futura, deve avvicinarsi ad iPhone o a Mac.

Bizzarramente snaturando così, peraltro, la ragione stessa della sua esistenza (OT: a mio avviso, uno dei motivi “in secondo piano” – terzo, quarto, quinto, fate vobis – di esistenza dell’iPad, soprattutto del Mini, è consentire ad iPhone di conservare uno schermo di dimensioni umane), nonché qualsiasi possibilità di differenziazione rispetto ai “colleghi di catalogo”.

Sinclair sostiene che l’iPad sia inferiore all’iPhone in quanto a portabilità (bella scoperta), quindi tranquillamente sostituibile da quest’ultimo in casi in cui necessiti potenza di calcolo “ordinaria” e “quotidiana”.
Sostiene che l’iPad sia inferiore al Mac quanto a potenza di calcolo (il giorno delle rivelazioni), quindi necessariamente sostituito dal computer della Mela quando si ha bisogna di lavorare “seriamente” (sa di già sentito, vero?).

E ancora, iPhone soddisfa una serie di esigenze “reali” e multiple nella vita degli utenti, iPad una serie di “nicchie”.
iPad, insomma, è in un qualche modo overkill, sovrapotenziato, per l’utente medio, ma “sottoutilizzabile” rispetto ad altri strumenti.

A parte che sarebbe interessante quantificare la definizione di “nicchia”: Editorial ha venduto abbastanza copie da diventare un fenomeno, e stiamo parlando di un mercato in cui dominano numeri da capogiro come le 500.000.000 (cinquecentomilioni) di copie vendute da quella ciofeca cosmica di Candy Crush Saga.

Resta poi da capire se tutto ciò che è realizzabile su iPad sia altrettanto comodamente fattibile su iPhone.
(La chiave, in fondo, resta sempre la stessa: ogni strumento al suo compito. O volete così tanto ardentemente portarvi dietro il vecchio MBP da 17" per visualizzare Google Maps?)

In fin dei conti, poi, qualcosa come Editorial non potrebbe esistere su iPhone: troppe limitazioni “fisiche”, schermo in primis, e poca attitudine ad essere utilizzato con una tastiera esterna (non fondamentale ma decisamente molto più comoda). Prova ulteriore ne sia il fatto che è stato sviluppato dopo e per iPad.
L’obiezione della nicchia d’uso non regge, a mio avviso: sarebbe come dire che l’utilità di iPhone si misura nel numero ed in base alle esigenze di coloro che giocano a Candy Crush Saga. Ogni tipologia d’uso contribuisce a dimostrare la validità/necessità dello strumento.

Una delle migliori risposte l’ha data Ben Thompson di stratechery:

The future of the iPad is not to be a better Mac. That may happen by accident, just as the Mac eventually superseded the Apple II, but to pursue that explicitly would be to sacrifice what the iPad might become, and, more importantly, what it already is.

Moreover, for those geeks clamoring for Mac features, why not just use a Mac

Stay Tuned,
Mr.Frost