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Al lupo, al lupo

(…)On 20 October 2014, the Washington Post reported that Spotlight Suggestions was a major privacy concern, leaking your information to Apple and potentially other sources. Unfortunately, the article contained multiple factual errors, many of which could have been avoided had the authors read Apple’s iOS 8 security documentation and Apple’s privacy page, which includes a section on Spotlight Suggestions.

Rich Mogull Tidbits

Da un eccesso all’altro. Si sono (ci siamo) lamentati per anni, decenni, dannatissime ere geologiche che non si prestasse sufficiente attenzione alla sicurezza informatica. Che i danni ai sistemi personali fossero causati da ignoranza ed incuria, così profonde da minare le basilari norme di buon senso (una sorta di sospensione dell’intelligenza durante l’uso di un computer – oggi la locuzione potrebbe essere riutilizzata agevolmente con riferimento ad alcuni servizi e siti).

Insomma, se fai clic su qualsiasi banner ti comunichi di essere il fortunato 1.235.875.esimo visitatore ed in virtù di ciò di aver vinto le lune di Giove, poi non ti puoi lamentare.

Solo che dopo l’11 Settembre, o magari dopo il proliferare di pirla dediti a monitorare le scie chimiche, o magari più seriamente dopo WikiLeaks, siamo tutti un po’ più paranoici. Che, si dà il caso, sia parecchio differente dall’essere coscienziosamente attenti a cosa si diffonde in rete.

Ecco allora spuntare un bell’articolo che definire a fini di click-baiting è fargli una gentilezza.
Per fortuna ci ha pensato TidBIts a ristabilire la verità, ma quanti lettori ormai convinti che Apple spii le loro ricerche si premureranno di andare a leggere un secondo parere?
Solito vecchio problema della potenza di fuoco (più hai seguito, come fonte d’informazione, maggiore deve essere la cautela che poni nel riferire le cose o nel formulare ipotesi) declinato in salsa privacy.
Senza andare troppo lontano nel tempo, basti citare il caso fappening, prontamente venduto come breccia nei server iCloud, mentre in realtà le cose si sono rivelate leggermente diverse.

Sicuramente, come detto sopra, un po’ di paranoia è figlia dei tempi: non è che le minacce (autentiche) manchino; tuttavia, come resta inspiegabile la precedente tendenza a credere in un idilliaco mondo à la Candide, così appare decisamente eccessivo, paradossale potremmo dire, il vivere in questo stato semi-permanente di terrore informatico.

Una buona informazione, una buona formazione, una vera cultura – informatica e non – sarebbe la cura migliore, non c’è dubbio. Altrettanto certamente cozzerebbe contro la brama di velocità (di fruizione, di consumo, d’informazione o pseudo tale) che pare essere un tratto distintivo di questa fase di Internet (e non solo).

Fino a che non diventerà di moda informarsi e riflettere prima di giungere alle conclusioni, ci terremo il click-baiting.

Stay Tuned,
Mr.Frost

P.S. Giusto perché non si pensi che sono mie fissazioni esclusive:

As a security analyst, I worry constantly about becoming biased, especially with a company like Apple whose products are so deep a part of my life. To avoid this, I spend a tremendous amount of time researching and validating my findings before publishing them. While this may be pie-in-the-sky thinking, I believe journalists and publications should make similar efforts to avoid bias, and tamp down the desire for explosive headlines that leads to inaccurate reporting, particularly when such articles increase paranoia unnecessarily.